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DiNotteLaLuna
nei sogni cominciano le responsabilità

DIARI
27 novembre 2008
No-sense esistenziali (9)

 Se ne stava appoggiato col naso contro la finestra e dall’ interno scrutava ciò che avveniva all’ esterno, giocando a ruoli d’ interscambiabilità con i passanti. Aveva voglia di essere la signora alta e slanciata che nel suo cappotto grigio recuperava in gran fretta la macchina parcheggiata in doppia fila. Poi s’ immedesimava in quel ragazzo con lo zaino sulle spalle che sicuramente aveva marinato la scuola e vagava per le strade per sfuggire all’ interrogazione. Poi un simpatico cagnolino abbandonato chissà da quale stronzo che alzava la zampetta e faceva pipì vicino all’ albero spoglio.
Passò la mattinata così, pensando a chi poteva essere se non fosse stato un pittore. Ma sapeva fin da piccolo che dipingere era ciò che avrebbe voluto sempre fare. Non aveva dubbi.
Il suo cane invece se ne stava lontano, in un’ altra stanza. Una giornata solitaria, per riflettere forse sul perché di un padrone così stravagante.
L’ artista fece una smorfia, un mezzo sorriso, staccò finalmente la punta del naso infreddolita dal vetro e si ributtò nel letto, a braccia aperte e un sorriso smagliante : ai suoi lati giacevano nude due bellissime donne che avevano passato la notte con lui. Un gioco a tre  che sognava da tempo e finalmente si era realizzato grazie a una sbronza presa nel locale a due isolati da casa sua.
Avevano bevuto tutti e tre come una macchina beve benzina e si erano ritrovati lì, a farsi travolgere dalla passione. Tentò di svegliarle, aveva ancora voglia della loro pelle. Si sentiva entusiasta di essere quello che era, in mezzo a quelle due sventole non voleva essere nessuno di quei passanti. Solo se stesso.
Le donne si svegliarono, lo guardarono ancora intontite dal sonno e dall’ alcool, una si mise a ridere e poi ricominciarono a far l’ amore, tutti e tre.
Il cane appoggiò il suo buffo naso inumidito contro la finestra. Guardava gli esseri umani e qualche cane, alzava le orecchie se passava un gattino. Non voleva essere nessuno di loro. O forse invidiava solo un po’ il suo padrone stravagante……..

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Siamo quel che siamo. Le esperienze che accompagnano la vita spesso ci cambiano, apportano modifiche negli atteggiamenti, nei pensieri, nei rapporti con gli altri, ma ci piacciono i nostri pregi e con difficoltà ammettiamo i nostri difetti. E contro tutti i movimenti esistenziali cerchiamo di non cambiare e di essere sempre quello che vorremmo essere. Ma siamo esseri in evoluzione, com’ è possibile stabilizzarci in una sola prospettiva? Né possiamo andare contro natura e apportare cambiamenti drastici fino a neutralizzare il termine primitivo che ci contraddistingue uno dall’ altro. E allora ecco che quel che siamo spesso si nutre di ciò che potremmo essere e ciò che potremmo essere spesso si disseta grazie a ciò che siamo.


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DIARI
14 novembre 2008
Timeless (8)
 

Il nostro artista stava dipingendo degli amanti : alcuni si sfioravano, altri sembravano baciarsi, altre figure durante un amplesso. Un quadro pieno di passione, pochi colori se non quello del desiderio e pochi profumi se non quello dell’ ardore.
Era soddisfatto e pensava che l’ avrebbe venduto in poco tempo. Faceva caso a tutti i particolari, dipingeva con calma tutte le curve femminili e i muscoli maschili per far incontrare al meglio la delicatezza e la tenacia delle donne con la forza e la semplicità dell’ uomo. Negli occhi di ognuno il desiderio dell’ artista del tempo perduto lungo percorsi sbagliati e della smania di ritrovarlo inutilmente.
Suonò il campanello: uno sguardo al suo amico a quattro zampe, quasi per dirgli “Vai tu ad aprire, ho da fare qui”. Qualcuno fuori insisteva nel suonare e andò ad aprire.: “ Vendo aspirapolveri, le interessa? Facciamo una piccola dimostrazione qui a casa sua e se le piace, è suo. Prezzi modici. Che ne dice?” L’ artista guardò il giovane venditore sbuffando e sorridendo, certo casa sua aveva bisogno di una bella spolverata, ma diamine, lui non aveva né il tempo né la testa per queste cose da donnine.
“ Aaah vai via, non m’ interessa “! Fece per richiudere la porta ma il giovane venditore non glielo permise. Continuava a parlare delle potenzialità dell’aspirapolvere, delle multifunzionalità, di tutto quello di cui era capace e di quanto convenisse. E mentre parlava faceva leva sulla porta che
l’ artista cercava con rabbia di chiudere. I due si alterarono, cominciarono ad innervosirsi.
“ Ti ho detto di andare via, fammi chiudere questa porta, togliti di mezzo” !
“ Ooh avanti mi dia una possibilità, una piccola dimostrazione, mi faccia guadagnare qualcosa”!!!
La tenacia del giovane venditore ebbe la meglio sull’ impazienza del nostro artista e riuscì ad entrare prepotentemente e cominciò a tirar fuori tutti gli attrezzi e a sistemare l’ aspirapolvere ma
l’ artista pensava alla sua splendida opera quasi compiuta e non ne voleva sapere di pulizie. Diede uno strattone al venditore e gli disse : “Hai 2 minuti per riprendere le tue cose e andar via. Sto lavorando, non lo vedi? Non ho tempo per le tue stronzate”
Il veditore guardò il quadro : “ Lei è un pittore allora. Bè il quadro è molto bello, davvero.
Ha uno stile molto particolare”.
“Che cavolo ne capisci di arte, stupido venditore di aspirapolveri” ? Il cane drizzò le orecchie, guardò un attimo il suo padrone e decise di spostarsi in un’ altra stanza.
Il giovane rispose : “Niente, non ne capisco assolutamente niente”.
Allora prese l’ aspirapolvere, la sollevò in aria e la scagliò contro la tela, che si spaccò in due.
“Ecco “ –disse il giovane-“ ora le lascio tutto il tempo che vuole per rifarlo da capo”- e rise.
L’ artista si scagliò contro di lui con rabbia, gli mise le mani al collo per strangolarlo, il cane corse nella stanza e cominciò ad abbaiare contro il giovane venditore che non riusciva a liberarsi dal pittore. Si sentiva spacciato e supplicò il pittore di lasciarlo andare ma il nostro artista questa volta era furibondo e continuava a stringere le dita sulla gola e sentiva abbaiare, abbaiare e abbaiare ancora, fino a quando non si svegliò.
Si stava strozzando nel sonno, il cane gli aveva salvato la vita. Si alzò sconvolto, lo accarezzò e si avvicinò alla tela vuota, ancora da riempire e da creare, ma sapeva già cosa e iniziò : amanti!!!

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Tempo : lo rincorriamo, lo temiamo, lo cerchiamo e lo rinneghiamo. Quanto tempo dedichiamo a noi stessi? Ma soprattutto quanto tempo impieghiamo nel guardare il nostro prossimo negli occhi e capire se ha bisogno di noi? E guardare negli occhi degli altri non è forse un po’ guardare dentro se stessi? Allora tempo per noi non ne abbiamo mai e ancor meno per gli altri. Guardiamo gli orologi mentre conversiamo, salutiamo velocemente per la fretta e rincorriamo il nostro “ho da fare” senza sapere in realtà cosa c’è da fare perché si ha sempre poco tempo per fare tutto. E il tic tac delle lancette scorre fra le dita attaccate alla nostra gola a disturbare il nostro sonno perché non c’è tempo ormai nemmeno per dormire.


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DIARI
18 ottobre 2008
Fantasmi dal passato (7)

L' artista e il suo cane facevano una passeggiata nel parco della città. Il nostro pittore era abituato ormai alla presenza unica e costante del suo amico a 4 zampe. Non aveva una relazione fissa con una donna da molto tempo , faceva discorsi formali con i clienti e qualche scambio di battuta con i pochi negozianti del suo quartiere. Il resto del mondo quasi non esisteva. Passava tra la folla incurante degli altri, dei loro sguardi, delle camminate veloci delle persone che fuggono dal tempo e di quelle lente delle persone che invece il tempo lo rincorrono. Decise di sedersi un pò sulla panca affianco alla fontana, guardava nel vuoto, a volte guardava il cane calmo e paziente accucciato a terra. Improvvisamente alzò lo sguardo e in quel momento un nodo alla gola e il respiro bloccato non gli permisero di far altro che rimanere impietrito davanti a ciò che aveva visto. Sulla panca di fronte alla sua c' era una donna, la sua donna, o meglio la donna che più di ogni altra cosa al mondo aveva amato e adorato ma per colpa del suo caratteraccio schivo e sfiduciato l' aveva persa per sempre.....se n' era andata via così, con un "Ti lascio" ,una porta in faccia e anni di silenzio. Era quello che meritava, non le dava torto ma era anche la donna che le aveva spezzato il cuore e lo aveva lasciato solo, con se stesso e con gli altri.
 Lei era impegnata nella lettura di un libro e non sembrava accorgersi di questo sguardo così insistente. Fu tentato per un istante infinito di andarle vicino, si alzò e con lui il cane che lo guardava incuriosito, fece un passo in avanti, pensò alle parole da dire ma non riusciva a formularle. Fece un lungo respiro allora e con decisione si avviò verso la panca seguito dall' amico fedele, quando finalmente si avvicinò  si sedette su quella panca vuota e cominciò a piangere. Lì non c' era nessuno.
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Quanti di noi si portano un fantasma dietro? Uno di quelli che ci trasporatiamo dal passato e non riusciamo a liberarcene nel presente, a volte nemmeno nel futuro. Cerchiamo di non pensarci, cerhiamo di non mescolare i pensieri con i ricordi, facciamo un milione di tentativi per distrarci ma poi quando meno ce l' aspettiamo sono lì davanti ai nostri occhi a far esplodere di nuovo emozioni soffocate dal tempo e mai superate.Dolori sotterrati nel fango ma freschi come il primo giorno. Come liberarsi dai fantasmi del passato? C'è davvero un modo o siamo destinati a versar lacrime per loro fino a quando noi stessi non saremo fantasmi per qualcun altro?


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DIARI
24 settembre 2008
La colazione infernale (6)
 

Il nostro artista si alzò presto quella mattina, doveva consegnare un importante tela ad un suo cliente affezionato. Erano le 7 di mattina, nel giro di un’ ora avrebbe dovuto effettuare la consegna e incassare un po’ di soldi. Prese di corsa la macchina e la strada più breve e lungo il percorso si fermò davanti un bar….decise di fare una sana colazione, erano anni che non ne faceva una!
Ordinò urlando :“Un caffè, un cornetto al cioccolato e un succo di frutta all’ ananas, velocemente, ho fretta”! E si sentì incredibilmente “normale!.
Attese un po’ ma non veniva servito; chiamò bruscamente il barman, gli fece segno ma da dietro al bancone non veniva considerato. 
“Diamine, siamo 2 gatti in questo bar maledetto, perché non mi dai retta”.
“Ehi tu, dico a te con quella camicia azzurrina perfettamente stirata che fai finta di lavorare…ho ordinato un caffè, un cornetto e un succo di frutta da diverso tempo, cazzo, ho fretta! Cosa vogliamo aspettare?”
Il barman sbuffò, si avvicinò, lo prese dal collo della camicia e lo tirò verso di sé con violenza e disse:
“Forse aspettiamo un po’ di gentilezza e un semplice perfavore, ma se non conosci le buone maniere verrai servito a modo tuo”…..
L’ artista rimise a posto il collo della camicia e attese. Il barman prese il succo, il cornetto e fece il caffè e improvvisamente gli lanciò quest’ ultimo bollente in faccia, versò il succo sulla camicia e gli ficcò il cornetto in bocca.
L’ artista reagì bruscamente, saltò dietro al bancone e fecero a pugni rompendo vari bicchieri e diverse bottiglie…solo dopo pochi minuti furono separati da altri clienti.
A questo punto rimise a posto quello che c’ era rimasto della camicia e andò via, senza pagare.
Arrivò nell’ appartamento del suo cliente, completamente sconvolto e incazzato e con i vestiti sporchi.
Il cliente lo guardò stupito ma un po’ lo conosceva e non fece caso più di tanto all’ aspetto del suo conoscente. Disse solo:
“Hai davvero un aspetto orribile, dai entra, ti offro un caffè così mentre facciamo colazione insieme parliamo dell’ opera”!
L’ artista scoppiò in una risata isterica:
“Colazione? No grazie!”
Consegnò la tela, ritirò l’ assegno e andò via per la sua strada.

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L' importanza delle buone maniere: a volte basta davvero poco per ricevere tanto.
E' necessario ricordarsi di chiedere perfavore, è necessario avere pazienza e saper
aspettare, è questione di rispetto e di educazione.....
Ma la nostra società ha mille sfaccettature: oggi si vuole tutto e subito e non si
sta tanto a guardare se quello che si desidera è stato chiesto gentilemente oppure
è stato preteso con arroganza. Sono ancora importanti le buone maniere?
Da piccola prendevo i ceffoni o venivo rimproverata energicamente se mi comportavo in modo
maleducato......oggi i genitori lasciano ampio spazio ai figli dando loro la possibilità
di comportarsi come meglio credono!Forse manca un pò
l' ago della bilancia




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DIARI
5 agosto 2008
Acqua gelida nell' estate torbida (5)
 

Lavorava dalla notte prima e la stanchezza si faceva sentire, ordinò una pizza per il pranzo e si buttò sul letto per riposare ma sonno e afa avevano preso il sopravvento.
Quando poi l’ artista si svegliò guardò l’ orologio appeso al muro segnare le 14.08.
Sbuffò, si passò la mano tra i capelli e poi sul viso e con fatica sollevò il suo corpo nudo e grondante di sudore da quelle lenzuola disfatte da giorni. Pensò al mare: ci voleva una bella nuotata sana e rigeneratrice….e si mise alla ricerca di un costume, un boxer qualunque presentabile agli occhi dei bagnanti, se mai ne aveva uno…Ne trovò uno consumato dagli anni e se lo infilò di tutta fretta
(il cane intanto lo osservava con il suo muso inclinato sulla sinistra e le orecchie dritte come se si stesse chiedendo : “Ma che fa, è pazzo”? ).
L’ artista si avvicinò alla finestra, alzò le persiane per cercare un po’ di luce ma ciò che vide lo lasciò sbigottito per qualche istante: davanti ai suoi occhi almeno 1,5 metro di NEVE!!!
Calore sul suo corpo e
nell’ aria ma per strada un mucchio di neve…
“ Cavolo, 5 agosto e neve sull’ asfalto? Ma che diamine….” Mucchi di persone vestiti nei loro abiti estivi tranquillamente spalavano via la neve dalla strada, bambini che giocavano, e tutto sembrava normale ma……..non era normale…….Scese per strada così com’ era, boxer da mare scoloriti, a piedi nudi, il cane dietro di lui…Voleva chiedere, informarsi, sapere ma improvvisamente si sentì contento….
Altro che mare……si tuffò nella neve come un bambino….e cominciò a nuotare.. e nuotare.. e nuotare nel soffice manto bianco….si diresse verso il parco vicino casa….lì si rialzò, vide una lastra di ghiaccio, c’ era una ragazza che gli dava le spalle che pattinava in pantaloncini corti e canotta e sembrava essere davvero carina allora cominciò a chiamarla:
“ Ehi tu!! Dico a te, aspettami, fammi pattinare con te! Andiamo girati, vieni qui a prendermi…ehi!!!!”
La ragazza non si voltò. Continuò a pattinare sempre più veloce, quando finalmente si stava avvicinando
all’ artista, questi fece un salto per afferrarla: in un attimo capì che quel volto era vuoto, senza occhi, naso e bocca e si spaventò ma non fece in tempo a indietreggiare e SPLASH!
Finì col cadere sul ghiaccio che si ruppe e lui giù, nell’acqua gelida di un’ estate torbida.
Per un piccolo istante guardò in alto il cielo per osservare il sole, poi chiuse gli occhi e non sentì più nulla……

Il campanello di casa suonava insistentemente….il cane cominciò ad abbaiare…..l’ artista frastornato si svegliò, era tutto sudato e spaventato, guardò l’ orologio appeso al muro: le 14.08!
Si alzò frettolosamente, infilò un paio di vecchi boxer, andò ad aprire la porta e una ragazza dai pantaloncini corti e la canotta gli consegnò la pizza che aveva ordinato e aveva ai piedi un bel paio di roller per scorrazzare tra un ordine e l’ altro…
Lui la guardò e disse: “Che tempo fa fuori”?
E lei: “ Sta scherzando….non sa che fa un caldo incredibile? Non lo sente”?
E lui: “Certo.......”.
Pagò la pizza, alzò le persiane e fuori era tutto normale….
Vide la ragazza uscire dal palazzo, la chiamò e disse :
 “ Ehi tu! Aspettami! Prendo i miei roller e ti faccio compagnia” !
Lei sorrise e lo aspettò….
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Che strana sensazione quando ciò che sogniamo sembra così reale da poter giurare che lo stiamo vivendo.
E che strane vibrazioni quando ciò che sogniamo improvvisamente suona alla nostra "porta" e diventa realtà.


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permalink | inviato da iaia_76 il 5/8/2008 alle 21:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
DIARI
15 luglio 2008
Ritorno a casa (4)

 Si svegliò così: camicia sbottonata, pantaloni sgualciti, scalzo;… capelli arruffati, sguardo incerto! Si guardò intorno, sembrava circondato dal vuoto, solo un albero spoglio in lontananza, tramonto all’ orizzonte e terriccio polveroso sotto il corpo dolorante….
“Ma dove sono” ?
Faticando un po’ si alzò in piedi, mise la testa fra le mani, gli faceva così male che non riusciva a sopportarla, voleva staccarla via…una smorfia contorse tutto il viso e poi lasciò scivolare le mani giù, sconsolato……
“Che cavolo ci faccio qui”? continuava a ripetere ad alta voce, alzando di volta in volta il tono della voce sperando di essere ascoltato…….ma il silenzio assordante della solitudine non rispondeva…L’ artista mise le mani in tasca ai pantaloni, c’era qualcosa che tirò fuori: un pennellino….improvvisamente un flash, uno spiraglio di luce, un piccolo ricordo balenò nella sua testa.
Stava ricordando……
“ Ero a casa, volevo dipingere ma la vena creativa si è fermata davanti alla tela, un albero, un tramonto e poi……e poi lacrime, ho pianto tanto davanti a qualcosa che non si materializzava, ho pianto così tanto che alla fine sono sprofondato nel sonno stanco delle mie lamentele e ora mi risveglio qui….in qualcosa che sembra essere il mio dipinto…”
Strinse il pennello nel pugno stretto della mano che divenne rossa :”
Diamine, sono in una dimensione parallela, mi sono inglobato in un altro mondo, sono incastrato nella mia tela…”
Un urlo disperato, poi pensò a come tornare nella sua dimensione…..
non vedeva vie d’ uscite, non c’ erano porte stellari come nei film, né oggetti strani per il teletrasporto……aveva con sé solo il pennello e capì……
“Ma certo, devo completare il dipinto, devo creare attorno a me la vita che qui manca……”
Si avvicinò all’ albero, pensò al verde e dipinse foglie sui rami spogli, marroncino chiaro ed ecco qualche scoiattolino.
Rosa… e mise nuvole dalle forme stravaganti accanto al sole che scendeva…
Nero…..qualche uccello all’ ombra del cielo….
Verdone per dipingere il prato al posto del terriccio
Giallo, rosso, blu, tutti i coloro che conosceva per disegnare fiori……
E lui era ancora lì, nella sua tela.
“Che cosa manca, cosa mi permetterà di tornare a …….casa?!... ma certo che stupido, in questo mondo colorato manca la mia casa……."
Dipinse la sua casa, prestando attenzione a ogni piccolo particolare, disegnò talmente bene che a un certo punto sentì persino abbaiare…”
Si si, il mio cane, lo sento, mi sto riavvicinando…..”
Particolare cura per la porta, sentiva ora il cane graffiarvi dietro con le zampette con il suo fare affannato, mano sulla maniglia e giù!!!!! Un lungo salto nel vuoto per ritrovarsi disteso sul pavimento della sua casa con il cane che gli faceva festa .
Uno sguardo alla tela, il quadro completo, vivo, colorato, nessuna lacrima, solo carezze per il suo amico a quattro zampe...
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A volte sentiamo il bisogno di complicarci la vita cercando di creare o fare cose improbabili, aspettiamo l’ ispirazione per questo, il momento giusto per quello e il tempo passa…..
Raramente ci accorgiamo che nelle cose più semplici possiamo trovare un sorriso, un po’ di pace, soddisfazioni, la vita….


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DIARI
28 giugno 2008
Ombre (3)

 Quella sera l' artista non sopportava nè la sua casa nè la sua città. Si alzò di scatto dalla poltrona, decise di partire, da solo, senza meta, senza sapere dove andare, gli interessava lasciare pensieri, dubbi, dolori e ombre, lontano, lontano dalla sua quotidianeità.
Saltò in macchina e guidò a lungo, nove-dieci ore di viaggio, poche soste fino a quando vide il posto in cui fermarsi.
Una piccola spiaggia, fatta di sabbia e trabocchi, il sole nascente, la solitudine intorno. Prese tela e pennelli dalla macchina e li posizionò lungo la riva per dipingere qualcosa. Il profumo del mare e l' aria fresca che gli accarezzava i capelli lo inebriavano.
Non si accorse subito che poco dietro di lui, seduta sulla sabbia, c' era una donna, giovane e inquietante.....un viso triste ma intenso. Lui si girò con uno scatto come se avesse visto un ombra e si accorse di lei, un cenno col capo ma lei non rispose.
Continuò il suo dipinto mentre la giovane donna si alzò smuovendo la sabbia e con passo felpato come i gatti quando han visto la preda, si avvicinò all' artista e fermò la sua mano creatrice.
Lui disse: " Buongiorno, bella mattinata eh"?
Lei rispose: " Voglio far l' amore con te, qui, adesso"
L' artista scoppiò in un' ampia risata, non credeva alle sue orecchie, la guardò come fosse una pazza e disse: " Con me, uno sconosciuto, e perchè mai"?
Lei non rispose, lo guardò fisso negli occhi e si spogliò. Nuda come le onde del mare di prima mattina stava lì ad aspettare......lui gettò uno sguardo all' orizzonte, poi fece un lungo sospiro, la prese tra le braccia e fecero l' amore.
Quando il sole era già alto si rivestirono e lui chiese di nuovo: "Perchè con me, non ci conosciamo, non so chi sei, cosa ti ha spinto a questo"?
Lei fece un piccolo sorriso, gli indicò il dipinto e disse:" Guarda: il ritratto che hai dipinto stamane, osservalo bene.......quella donna che hai creato con le tue fantasie.....quella sono io..."
Lui non credeva a queste parole, si avvicinò al suo dipinto e disse. " Ma com'è possibile, sei tu..io non ti conoscevo....io non posso aver.......
Si girò parlando, ma lei non c' era più, non rimase che sabbia tra le mani........
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E' possibile fuggire dalle nostre paure, dalle nostre ombre, credendo di portarle lontane e abbandonarle altrove, quando invece queste si materializzano nelle nostre fantasie, nella nostra immaginazione? In fondo sono solo ombre.......


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DIARI
23 giugno 2008
AIUTO! (2)

All' orizzonte s' intravede il tramonto e l' artista sembra così stanco che forse non aspetterà notte per andare a dormire......spalanca la finestra, abbassa le persiane e dai buchi entrano spiragli di un timido sole che saluta la giornata......si stende sul letto e guarda il lampadario sotto il quale girano ferocemente, come impazzite, due mosche che schizzano da una parte all' altra, sembra quasi che disegnino qualcosa nell' aria e lui sta lì che cerca d' interpretare falsi simboli inesistenti.........pochi rumori dalla strada.....strano, questa è l' ora in cui tutti rientrano a casa a prepararsi la cena e a riposare stanche gambe e menti esaurite...stasera no, il silenzio sembra anticipato........il corpo riposa ma gli occhi non si chiudono, le mosche non si fermano.
Uno scatto improvviso, uno sguardo al suo cane assopito e decide di uscire....vuole approfittare di questa tranquillità per una passeggiata con se stesso........
Prende strade secondarie e passando sotto le finestre aperte delle case calde sente ad unanimità una sola voce provenire da queste.......l' Italia è sintonizzata su Rai 1, i calciatori sudano per la coppa........
Una smorfia sul suo viso: " Già la partita, me n' ero dimenticato, ma dove ho messo la testa oggi" ?
Ma il pensiero lo abbandona subito e continua il suo cammino lungo le strade deserte.........decide di percorrere tutta la città a piedi, decide di godersi il benvenuto della sera e delle stelle tutto di un fiato......." questa sera io e il cielo...", ogni tanto qualche urlo dalle case per un goal mancato......
e poi si fa tardi, l' Italia va ai calci di rigore, l' artista torna verso casa e prende sempre vicoli più stretti, vicoli più soli......gira l' angolo puzzolente di pipì  e sente un boato, qualcuno ha segnato, trombette e urla ovunque ma sente anche in quel preciso momento un pugno nello stomaco: mentre tutta l' Italia salta dalle sedie lui viene steso a terra da un teppista di strada che lo riempie di botte e gli ruba il portafoglio. Il teppista scappa via e l' artista rimane a terra, spossato, non ha fiato ma finalmente trova la forza di chiamare : " Aiuto"..ma il suo urlo disperato viene coperto da un altro boato per un altro goal.....nessuno lo sente, nessuno lo vede.
Recupera le forze e a stento sta in piedi, di nuovo "Aiuto", di  nuovo un boato di NOOO, la squadra avversaria ha segnato.
Finalmente raggiunge casa, di nuovo sul letto........di nuovo silenzio di tomba, la partita è finita, l'    Italia ha perso, i boati sono caduti in un vortice vuoto di delusione collettiva.......ora potrebbe chiamare qualcuno, fare una telefonata, farsi accompagnare al pronto soccorso, adesso qualcuno potrebbe sentirlo, potrebbe aiutarlo...........ma il suo cane si avvicina, gli lecca le ferite...si sente...meglio......le mosche sono ancora lì che girano come impazzite.......
________________________________________

C' è sempre qualcuno quando hai bisogno di aiuto? Non lo so, a volte non vogliamo essere aiutati, forse non sappiamo spiegarci, non sappiamo dire di che cosa abbiam bisogno.
Altre siamo vittime dell' indifferenza della gente, ci ritroviamo soli e all' improvviso però qualcuno ci lecca le ferite e chissà..forse stiamo meglio!


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SOCIETA'
12 giugno 2008
Una piccola storia (1)

Questa notte ho spento le luci e dalla finestra ho guardato il cielo stellato. Una stella mi ha strizzato l' occhio e mi ha fatto segno di guardare verso Nord-Ovest perchè doveva raccontarmi una storia. Mi ha parlato di un uomo, un artista, forse un poeta, un tipo che cercava l' arte attraverso le stravaganze. Una sera  si svegliò  improvvisamente in preda al panico, sentiva rumori sinistri provenire dal suo armadio. Pensò che fosse meglio dare una sbirciata, forse era solo un topolino...si avvicinò, distese il braccio per aprire quell' anta ma.....si fermò... i rumori erano sempre più forti, i rumori erano sempre più inquietanti........si avvicinò persino il suo cane, annusava, scodinzolava, abbaiava contro l' armadio. L' artista era incerto, combattuto tra la paura dell' ignoto e dalla voglia che cresceva nel suo animo di creare qualcosa da questi attimi di attesa..........guardò il suo cane, un piccolo sorriso comparve sulle labbra.....e decise..
Decise di spostare quell' armadio e trascinarlo fuori fino al suo giardino...non importava cosa ci fosse li dentro a disturbare i suoi sonni........ciò che importava era eliminare quel disturbo con un gesto a cui tutti avrebbero assistito. Quell' armadio doveva bruciare, doveva sparire tra le fiamme e doveva farlo un pò alla volta. Non voleva un semplice rogo, voleva di più, voleva arte, poesia, musica tra le fiamme, note nel fumo, fuoco nel fuoco. E arse, arse tutto un pò alla volta, con calma, permettendo ai pochi passanti di fermarsi a guardare e assistere al concerto infernale che si svolgeva nel suo giardino........fino a quando di quell' armadio non rimase che fumo e quel disturbo sinistro scomparve.......
La sera dopo tornò a letto, si addormentò orgoglioso del suo gesto.......ma di nuovo si svegliò improvvisamente.......rumori sinistri provenivano dal cassetto....................................................
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Che peso hanno le paure nella nostra vita? Quanto influiscono nei nostri gesti, nelle cose che facciamo o che non facciamo? Il rumore sinistro, quella cosa che disturba e di cui ti vuoi sbarazzare sta davvero nei nostri armadi, nelle nostre pareti, nelle nostre strade o è tutto frutto della nostra immaginazione e le creiamo per giustificare le nostre debolezze?

Questa storiella è in realtà piccola e innocente, un omaggio al "piromane/artista" che ho conosciuto oggi. Spero la legga.


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