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DiNotteLaLuna
nei sogni cominciano le responsabilità

DIARI
21 ottobre 2011
Il cuore che batte.

Quando qualcuno muore...ci dispiace di più per chi ha lasciato questo  mondo e c'ha abbandonato alle nostre vite e alla nostra quotidianità, o ci dispiace di più per chi piange il defunto, forse perchè sta soffrendo, o sta pensando che da solo non ce la farà o ........?chissà perchè si piange, facciamo facce strane quando piangiamo. Siamo lo specchio dell'imprevedibilità della vita, copriamo di lacrime un viso in preda al panico,un attimo prima siamo sereni e all'improvviso...puff...qualcuno muore e la faccia cambia espressione, cambia colore, cambia età e cambia l'umore.

Tremiamo, abbiamo freddo, vestiamo di nero, diciamo "grazie", diciamo di "non aver bisogno di nulla" ....ma poi bisogno di che? perchè quando qualcuno muore chiediamo a chi resta "se ha bisogno di qualcosa"? semplicemente chi è andato non doveva andare, di questo c'era bisogno......  che senso ha questa domanda?

Si ricevono persone a casa, si piange un attimo il defunto, un bacio in fronte e poi....c'è chi comincia a parlare di tutto.....tranne di chi se n'è appena andato........strana congettura psichica che non ci fa affrontare la questione di quanto sia doloroso salutare qualcuno per sempre.......[o restare da solo ?].......ma non sarebbe meglio semplicemente non parlare, piuttosto che fare una lista di ricordi e episodi della vita di tutti [che in quel momento sono stupidi e irrilevanti]?

Ed essere gentili per forza, sopportare lo stress della situazione, il via vai delle persone, il funerale da preparare e non c'è tempo per piangere ancora, per gridare, per spaccare qualcosa, per voler morire un pò insieme a chi ha detto "basta" a questa vita.

Poi passano i giorni, torni a lavorare, a mangiare, a sorridere, a vestire colorato, parlare, salutare, andare, venire, essere.............sopra il comò una fotografia, i ricordi. Il cuore che batte.


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DIARI
8 novembre 2009
A scatola chiusa

A scatola chiusa ci viene data la vita e la dobbiamo prendere per forza. Nessuno ci chiede se vogliamo venire al mondo, se la cosa ci può davvero interessare. A scatola chiusa affrontiamo la scuola, la famiglia, gli amici, il lavoro e gli amori perchè anche se veniamo inondati di consigli, proverbi ed esperienze altrui, nessuno sarà mai capace di dirci davvero quello che sta per accadere, perchè la vita va vissuta sulla propria pelle ed è diversa per ognuno di noi.
A scatola chiusa con le mani tese per paura che il pacco esploda e magari commettere qualche errore, sciogliamo il fiocco di ogni nostra esperienza sperando di aprire un pacco pieno di lieti sorprese. Lentamente alziamo il coperchio e sbirciamo con un occhio cosa c'è dentro....
Già, cosa c'è dentro? Questo è il rituale che accomuna tutti gli uomini ed è anche il primo passo verso tutto quello che poi ci renderà diversi, perchè c'è una scatola per ogni uomo.
Quanti di voi l'hanno aperta e c'han trovato ciò che desideravano?
Quanti di voi l'hanno scaraventata a terra maledicendo il giorno in cui vi è stata consegnata?Quanti di voi non hanno avuto ancora il coraggio di aprirla?

La mia scatola è stata aperta, a dir la verità la apro e la richiudo spesso. E' che non mi piace mai quello che ci trovo. Oppure mi piace per un pò ma poi mi stanco. Allora rimetto il coperchio, faccio di nuovo un bel fiocco, la prendo di nuovo fra le mie mani tese per non sbagliare come faccio di solito, un sospiro e ricomincia il rituale....
 


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permalink | inviato da iaia_76 il 8/11/2009 alle 16:18 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa
DIARI
21 luglio 2009
La valigia




 Com’è strana la valigia.
Quando decidiamo di partire l’ apriamo e con un certo ordine e una certa precisione mettiamo dentro tutto l’ occorrente per il viaggio, facendo attenzione a non stropicciare gli abiti. Stiamo attenti a metter dentro tutto quello che ci serve, magari la ricontrolliamo più volte se c’è tempo per farlo e quando la chiudiamo…….magia: appare incredibilmente leggera.
La trasciniamo lungo il viaggio e verso la nostra meta col sorriso stampato sulle labbra come se portassimo dietro una piccola borsetta.
Ma poi arriva il momento di tornare. La riapriamo di nuovo e buttiamo confusamente tutto dentro, quasi sicuramente dimenticando qualcosa ma nonostante questo, una volta chiusa, è terribilmente pesante!
Facciamo fatica a trascinarla e non vediamo l’ ora di fermarci per riposare le braccia!
La valigia mi appare come una metafora della vita: quando si parte si lasciano a casa tutti i pensieri, i doveri, i problemi e le indecisioni. Improvvisamente l’ ordine ci appare chiaro e l’ idea di lasciare la propria vita a casa e vivere "altro" è così leggera e spensierata che non sentiamo nemmeno il peso dei nostri bagagli. Poi quando ripartiamo ecco che ci prepariamo a tornare nel caos, nella confusione, nel peso di questa vita strampalata e allora si ributta tutto dentro confusamente e con faccia grave si torna alla realtà con bagagli troppo pesanti………..e non abbiam nemmeno fatto compere.
E no: non c’è nulla da acquistare in questo mondo. Il prodotto è solo una valigia e la vita il suo contenitore. Ordinata e/o caotica a seconda di come la viviamo.


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permalink | inviato da iaia_76 il 21/7/2009 alle 19:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
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